La tossicità dell’acqua ossigenata
Riassumendo, fin qui abbiamo capito che l’acqua ossigenata uccide i batteri, che le cellule la usano per ucciderne altre, che un qualunque organismo che si sia adattato a vivere all’aria si è equipaggiato per rigettarla con forza. Oddio, e allora perchè dovremmo mettere una tale diavoleria nelle nostre vasche?

Come abbiamo già avuto modo di osservare nel nostro articolo sulla glutaraldeide in acquario, le parole che dobbiamo sempre tenere a mente sono quelle di Paracelso: in natura tutto è veleno, e nulla è veleno. Perchè è la dose che fa il veleno. Se un uomo di 75 kg mangiasse un kg e mezzo di mandorle amare, morirebbe per un avvelenamento da cianuro. Eppure le mandorle amare vengono mangiate e non vengono considerate velenose, perchè la loro dose letale è fuori dal verosimile. Per usare un esempio più vicino alla realtà, anche l’acqua che beviamo può essere letale, se ne beviamo quantità davvero elevate, ma non impossibili da assumere, in poco tempo. Eppure non consideriamo l’acqua un veleno, giusto? E potremmo dire lo stesso di molti medicinali che sono mortali se assunti in grosse dosi, ma sono benefici se assunti nei tempi e nelle quantità prescritte dal medico.
Lo stesso vale per la glutaraldeide in acquario, e lo stesso può valere per il perossido di idrogeno: la giusta quantità invece di essere dannosa, può essere un aiuto. Se la prima può essere usata come integratore con praticamente nessun effetto collaterale, l’acqua ossigenata in acquario ha un uso più limitato perchè può ad esempio reagire con i fertilizzanti come i microelementi chelati ed inattivarli, ma nulla più di questo. L’acqua ossigenata non andrebbe quindi usata ogni giorno, ma se notiamo degli squilibri, può venirci molto utile.
Come abbiamo avuto modo di vedere, quindi, ogni cellula vivente è armata per combattere la minaccia dell’acqua ossigenata, trasformandola in ossigeno. Dopo l’inserimento di acqua ossigenata infatti noteremo che le foglie delle piante e le superfici della vasca si riempiranno di bollicine: si tratta dell’ossigeno prodotto da tutti gli organismi in vasca per disattivare il perossido di idrogeno e renderlo innocuo.
Effettuando una rapidissima ricerca sulla tossicità del perossido di idrogeno in ambiente acquatico, troveremo un riassunto di 180 pagine su tutto quello che c’è da sapere. L’articolo è stato scritto in riferimento all’acquacoltura, ma quanto scritto è applicabile anche a sistemi più piccoli come gli acquari domestici. A questo link troverete la versione completa del documento, che riassumeremo in maniera quanto più possibile sintetica e comprensibile.
Tossicità verso i pesci
Questa bottiglia di acqua ossigenata viene venduta specificamente per l’utilizzo nei laghetti. Il suo uso è consigliato per aumentare l’ossigenazione dell’acqua, uccidere i cianobatteri, e rimuovere i residui di permanganato di potassio, che viene usato per curare alcune malattie delle carpe.
Vari studi condotti (rif. l’articolo postato in precedenza) hanno mostrato una certa sensibilità di alcune specie di pesci all’acqua ossigenata a concentrazioni di circa 1g/litro per 30 minuti. Tali concentrazioni in acquario sono pressochè impossibili da raggiungere, perchè corrisponderebbero ad un acquario riempito al 3% di acqua ossigenata. Su 100 litri, dovremmo sversare in vasca 3 litri di acqua ossigenata per causare un danno diretto.
Un piccolo rischio lo prendiamo però se in vasca abbiamo dei piccoli caracidi come neon o cardinali: per esperienza vissuta possiamo dirvi che i pesci di piccole dimensioni soffrono facilmente di embolie gassose se la concentrazione di gas disciolto nell’acqua subisce degli sbalzi improvvisi. Le embolie sono causate dalla formazione di bollicine di gas all’interno del sangue, che impediscono al sangue di circolare liberamente o al cuore di battere come dovrebbe. Si tratta di problemi comuni anche ai sub, se non fanno attenzione alla velocità con cui risalgono dagli abissi. Sarebbe quindi opportuno isolare gli animali di queste dimensioni e riacclimatarli lentamente come quando li portiamo a casa dal negozio durante il trattamento, quando inseriamo grosse quantità di perossido di idrogeno in vasca. Sebbene il rischio di perdere l’animale resti basso, è meglio non rischiare, per il loro bene. Il rischio è davvero minimo, comunque, con le dosi indicate successivamente.
Tossicità verso le lumache
Le lumache d’acqua dolce sono coperte da uno strato di muco che le difende, hanno quindi una cute molto sottile, e sono evolute per vivere nel fango, quindi in ambienti poveri di ossigeno. Sono quindi meno pronte ad affontare il perossido di idrogeno, e potrebbero uscirne danneggiate.
Una Neritina pulligera, comunemente detta Black Helmet, generalmente inserita come divoratrice di alghe. È un animale, come tutte le lumache acquatiche, abituato a vivere in zone fangose e povere di ossigeno. Si ritrova quindi ad essere molto sensibile ad un trattamento con acqua ossigenata.
Ne consegue che uno sbalzo dei valori di ossigeno può essere letale, molto più facilmente di quanto accada con i pesci. Sarebbe opportuno (e comunque molto semplice) isolare le lumache di grosse dimensioni in una vaschetta anche sprovvista di filtro e reimmetterle in vasca al termine del periodo di trattamento.
Tossicità verso i crostacei
Al contrario delle lumache, i gamberetti sembrano apprezzare acque ricche di ossigeno, e infatti quando l’acqua inizia a fare le bollicine è comune osservare delle vere e proprie danze euforiche dei crostacei in acqua. Ovviamente questo non vuol dire che in un acquario a loro dedicato si possa usare indiscriminatamente il perossido di idrogeno: le uova e le larve potrebbero avere qualche problema ad alte concentrazioni, quindi meglio non esagerare.
Tossicità verso le piante acquatiche
Le piante acquatiche sono abbastanza sensibili alla presenza di perossido di idrogeno. Circa 34 mg/L per una settimana sembrano portare al 30% di necrosi delle foglie di alcune specie particolarmente sensibili. Vedremo comunque che questa concentrazione è circa 6 volte superiore a quella che viene normalmente usata durante i trattamenti in vasca, e che questi vengono protratti normalmente per una settimana o meno, quindi anche qui, il danno è nullo.
Attenzione però, perchè i muschi fanno eccezione: non essendo piante vascolari non sono in grado di muovere velocemente come le altre piante i composti all’interno della loro massa, e tendono a soffrire il trattamento col perossido già alle concentrazioni proposte successivamente. Normalmente, comunque, la pianta non viene persa, ma appare debilitata. Si riprenderà in seguito.
Tossicità verso i batteri
Uno dei più grandi dubbi che chiunque riceva il consiglio di usare acqua ossigenata in vasca si trova è: sarà sicuro per il mio filtro? Mi ritroverò con tutto resettato? E poi come faccio? Tranquilli.
Come possiamo leggere a pagina 45 dell’articolo linkato in precedenza:
Il perossido di idrogeno ha mostrato di essere tossico per i cianobatteri alla concentrazione minima di 18mg/L, come testato da Cohen (1992) […] Cocci et al. (1985) raccomandano una riduzione della concentrazione del perossido di idrogeno a 8 mg/L o meno per una operazione sicura di trattamento di zone anossiche. Comunque, anche batteri strettamente anaerobi possono abituarsi a dosi altrimenti letali di H2O2.
Riprendendo a pagina 46:
I batteri nitrificanti (Nitrosomonas e Nitrobacter spp.) sono un gruppo importante di batteri presenti in sistemi acquatici e nel suolo […] Jones (1987) ha riscontrato che concentrazioni di H2O2 di circa 680 mg/L hanno inibito la ossidazione dell’ammonio da parte delle specie di Nitrosomonas del 12% […] altra letteratura ha anche riscontrato che la presenza di H2O2 in basse concentrazioni non inibisce affatto l’efficacia dei batteri nitrificanti negli impianti di trattamento delle acque di scarico, sebbene non siano presenti molti dati sulle concentrazioni tossiche e di inibizione (Neyens et al., 2002).
Cosa vuol dire ciò? Quando parliamo di batteri, stiamo parlando di una grande vastità di organismi e specie diverse, tutte con caratteristiche e condizioni di vita ideali diverse. I cianobatteri, ad esempio, sono specie particolarmente sensibili alla presenza di ossigeno, che gli risulta davvero molto tossico. Piccole concentrazioni di H2O2 possono quindi aiutarci a risolvere il problema di quella melma verde che ricopre fondo e superfici in alcune condizioni nelle nostre vasche.
I batteri nitrificanti, al contrario, sono organismi abituati a lavorare direttamente con l’ossigeno per trasformare prima l’ammonio in nitrito, e successivamente il nitrito in nitrato. La presenza di ossigeno non costituisce per loro quindi un grande problema, e solo uno dei due tipi di batteri viene leggermente infastidito a concentrazioni che corrisponderebbero ad inserire circa 1 litro di acqua ossigenata in un acquario di 100 litri. Difficilmente quindi riusciremo ad annullare la capacità filtrante del nostro acquario facendo un trattamento, che vedremo raggiunge concentrazioni massime di perossido 100 volte inferiori a quelle osservate come tossiche. Possiamo eseguire tutti i trattamenti che vogliamo, quindi, senza preoccuparci degli effetti sul filtro.